La processionaria del Pinomercoledì 22 marzo 2017

La processionaria del Pino

Anche quest’anno alcuni cittadini hanno segnalato la presenza dei nidi sericei di processionaria del pino (Thaumatopoea pityocampa) su conifere presenti nei loro giardini, e hanno chiesto informazioni su come ridurne la presenza.


Per prima cosa diamo alcune indicazioni di massima su biologia ed ecologia della processionaria. Gli adulti sfarfallano nei mesi di giugno e luglio. In questo periodo si accoppiano e depongono le uova, da cui escono delle piccole larve che si nutrono degli aghi del pino. La defogliazione dei pini, benché provochi un rallentamento della crescita, non riduce la vitalità delle piante che, solo in presenza di attacchi molto forti, subiscono danni rilevanti. I bruchi, prima dell’inverno, si riuniscono verso l’apice dei rami più soleggiati, dove tessono il caratteristico nido di seta che li proteggerà durante tutto l’inverno.


A fine inverno – inizio primavera le larve di processionaria lasciano il nido sericeo in cui hanno trascorso l’inverno, scendono a terra e formano le caratteristiche “processioni”. Questa tipologia di spostamento permette alle larve di rimanere in gruppo, proteggendosi a vicenda, mentre cercano un posto adatto per metamorfosare e diventare adulti. Le crisalidi, nascoste ad alcuni centimetri di profondità, possono metamorfosare ad inizio estate, oppure restare nel terreno fino anche a tre anni.


Visto che i danni alla vegetazione sono molto limitati, possiamo dire che il vero problema legato a questi parassiti sia la presenza di setole fortemente urticanti ed allergizzanti sulle larve. Queste setole vengono man mano perse e sostituite dagli animali (un po’ come i capelli per l’uomo) e, se si toccano i nidi o si muovono i rami nelle giornate ventose, i peli urticanti possono arrivare a contatto dell’uomo o degli animali domestici. Le irritazioni provocate da questo lepidottero non devono mai essere sottovalutate visto che, oltre ad eventuali reazioni allergiche cutanee, possono causare irritazioni dell’apparato respiratorio e degli occhi.


Contro questo parassita si propongono i seguenti metodi di lotta:

  1. staccare i nidi a fine inverno, prima dell’uscita delle larve, e bruciarli immediatamente. Questa pratica è fortemente sconsigliata, vista la pericolosità per l’operatore che la deve eseguire (irritazioni cutanee e delle mucose dell’apparato respiratorio);

  2. posizionare delle trappole a feromoni che catturino i maschi adulti (lotta biologica). In questo modo le femmine che verranno fecondate saranno poche, con riduzione delle ovature deposte. Queste trappole, disponibili presso le migliori aziende produttrici di antiparassitari per l’agricoltura, sono totalmente ecocompatibili perché i feromoni non inquinano l’ambiente, non danneggiano gli insetti utili, sono innocue per gli animali domestici e sono fortemente selettive (catturano solo i maschi di processionaria). Le trappole vanno posizionate nel periodo in cui sfarfallano gli adulti, che nel territorio del Parco è tra metà giugno e fine luglio;

  3. utilizzo di preparati a base di Bacillus thuringiensis (lotta biologica) con cui trattare le chiome infestate dal parassita a fine estate – inizio autunno. Questa tecnica è da utilizzare in caso di forti attacchi e previo parere di un agronomo. Il preparato è atossico ed attivo solo sui bruchi della processionaria.

  4. cattura delle larve a inizio primavera quando scendono dai nidi per trovare un rifugio protetto dove metamorfosare. Questa tecnica consiste nel disporre sul tronco tre serie di nastri biadesivi, uno a tre metri da terra, uno a due metri da terra e l’ultimo ad un metro da terra. In questo modo quando le larve che scendono dall’albero lungo il tronco vengono intrappolate dal nastro adesivo. Quando i nastri sono pieni di larve devono essere rimossi ed eliminati con molta attenzione.

E’ sconsigliata la lotta con antiparassitari, visto che i nidi sono spesso in posizioni difficili da raggiungere. Inoltre le piante da trattare sono generalmente posizionate in giardini, e distribuire prodotti chimici tossici sulle chiome vuol dire rendere tossico anche il terreno sottostante, dove bambini o animali domestici potrebbero venire a contatto con queste sostanze tossiche.

Le piante più attaccate dal parassita sono il pino nero (o pino austriaco) ed il pino silvestre, ma possono subire degli attacchi anche i pini marittimi ed i cedri.

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